Colori, maschere e libertà: l’arte dell’indipendenza di Władysław Teodor Benda

20/09/2021Giorgia Maurovich

Nota di traduzione: il seguente articolo, pubblicato originariamente su HistMag, è opera di Dariusz Wierzchoś, accademico polacco specializzato in storia contemporanea di Russia e Ucraina. L’articolo è disponibile nell’originale polacco a questo link. L’originale è provvisto di un corposo apparato di fonti e note, che ho preferito togliere per snellire la lettura. Sono comunque consultabili al link del testo polacco.

 

 

Oggigiorno, il paradigma che vuole che la Polonia abbia riconquistato la sua indipendenza nel 1918 grazie al patriottismo ardente e alla persona di Józef Piłsudski è ormai radicato – uno stereotipo che è costantemente perpetuato. Si dimentica tuttavia che nello sforzo indipendentista fu coinvolta una moltitudine di persone, uomini e donne, provenienti da tutti gli strati sociali presenti in terra polacca. Troppa poca attenzione è dedicata ai circoli stranieri dell’emigrazione polacca, che durante l’esilio sostennero in maniera significativa lo sforzo indipendentista. Particolarmente nota è la figura di Ignacy Paderewski, che continuò a supportare la causa polacca negli Stati Uniti. Tuttavia, i nomi di altri grandi polacchi, come Tadeusz Wroński – cantante dell’Opera di Boston – o Władysław Teodor Benda non si ritagliarono un posto nella coscienza collettiva.

Lo stato dell’arte sull’opera di Władysław Benda sull’indipendenza è ancora molto carente. In Polonia è sconosciuto. Fu menzionato da sua zia Helena Modrzejewska nel suo libro di memorie Wspomnienia i wrażenia (Ricordi e impressioni). Negli archivi non ci è giunta quasi nessuna informazione sulla sua vita e sul suo operato. Ciò non è dovuto a un’antipatia del pubblico nei confronti della persona di Benda; la causa è un’altra, perché la maggior parte delle sue opere furono bruciate in un incendio all’Alliance College di Cambridge Springs, in Pennsylvania.

Punto d’appoggio per la riflessione sviluppata nel mio articolo è stata la collezione dell’Archivio dell’Associazione dei Veterani dell’Esercito Polacco in America a New York, dove si trovano manifesti raffiguranti la campagna di reclutamento dell’Esercito Polacco in Francia nel 1918. Registri di stato della parrocchia cattolica romana di San Martino a Poznań, “Dizionario degli artisti polacchi e stranieri attivi in Polonia…” e una guida al Museo Polacco in America redatta da Grażyna Ruszczyk. Ma uno strumento straordinariamente utile per ripristinare la memoria di Tadeusz Benda si rivelò essere Internet.

 

Chi era?

 

Władysław Teodor Benda nacque il 15 gennaio 1873 a Poznań, dove trascorse l’infanzia e la prima giovinezza. Era figlio del fratellastro di Helena Modrzejewska, Szymon Benda. Il giovane Władysław sarebbe dovuto diventare ingegnere. Si stava preparando per gli studi all’Istituto di Ingegneria a Poznań. Tuttavia, a causa della mancanza di posti, non poté intraprendere gli studi. Non abbandonò però l’idea di diventare ingegnere. Nell’attesa di essere ammesso all’Istituto, frequentò l’Accademia di Belle Arti di Cracovia negli anni 1892-1893 e 1893-1894. Dopo che i suoi genitori si trasferirono a Vienna, proseguì gli studi nell’Accademia di Belle Arti locale.

Nel 1899 Helena Modrzejewska invitò la famiglia Benda negli Stati Uniti. Nel 1903 il giovane Theodor si iscrisse alla Chase Art School di New York. Divenne anche membro dell’Art Students League. La prima occupazione di Teodor negli Stati Uniti fu la progettazione di scenografie e costumi per la pièce Antonio e Cleopatra. La prima si svolse il 19 settembre 1898. Fu con questo successo che ebbe inizio la carriera di Teodor. Sua zia Helena Modrzejewska annotò nelle sue memorie: “A partire da quel momento, si aprì la strada verso New York, che divenne per lui una Mecca; ma a prescindere dal successo non smise mai di perfezionare la sua arte. La sua dedizione era stupefacente e il suo ingegno così grande che, come io stessa ho avuto modo di constatare con i miei occhi, un giorno fu in grado di realizzare quattro grandi bozzetti a carboncino con una facilità encomiabile, fischiettando o canticchiando una canzone polacca”.

Nel 1906 accettò un lavoro presso la Compagnia Litografica Americana. Fu allora che il direttore artistico della rivista Scribner Joseph Chapin gli offrì un posto. Il lavoro in redazione consacrò la sua popolarità. Le sue opere sono apparse sulle copertine di riviste come Century, Cosmopolitan, American Liberty, Live, Vanity Fair, Vogue. Władysław Teodor Benda era anche un decoratore prolifico: alla mostra Pan-American Expositions di San Francisco ricevette una medaglia per i suoi murali. Tuttavia, la vera gloria per Teodor Benda doveva ancora arrivare.

 

Maschere

 

La fama di Władysław Teodor Benda è dovuta soprattutto alle maschere di sua realizzazione. Le presentò per la prima volta ad un ballo di Carnevale nel 1914. Il debutto fu piuttosto banale. Władysław fu invitato a un ballo alla residenza Goodrich a Llewellyn Park nel New Jersey. Fabbricò per sé una maschera da demone con diversi strati di piccoli pezzi di carta incollati insieme, che poi tagliò e dipinse. L’effetto fu sorprendente. Da quel momento iniziò a realizzare ulteriori maschere, con cui decorò l’interno del suo studio. Nel 1918 alcune di esse furono esposte a una mostra presso l’Architectural League di New York. Due anni dopo catturarono l’attenzione e l’entusiasmo di Frank Crowninshield, editore di Vanity Fair, che decise di organizzare un servizio fotografico per la sua rivista.

Le maschere di Teodor Benda furono utilizzate anche in una pantomima in cui recitarono Gilda Varesi, Margaret Severn e Theodre Steinway. Da allora, le sue maschere divennero famose in tutto il mondo. Era possibile scorgerle nella maggior parte dei film più popolari degli anni Venti. La Metro-Goldwyn-Meyer commissionò a Teodor Benda la realizzazione di una maschera di Katherine Hepburn. Teodor Benda divenne l’esperto di maschere dei suoi tempi. Fu autore della voce per l’edizione del 1930 dell’Encyclopædia Britannica, mentre nel 1944 scrisse e illustrò il libro Maski (Maschere) sulla tecnica che aveva messo a punto e perfezionato nel corso degli anni.

 

 

American Beauty

Contemporaneamente alla creazione di maschere, Teodor Benda si interessò alla ritrattistica femminile. Molte delle sue opere sono apparse sulle copertine di riviste come Life o Collier. Le donne che vi erano ritratte erano misteriose, dalla bellezza esotica. Con i loro lineamenti e gli occhi a mandorla, la gente cercava in loro influenze del mondo slavo o di quello orientale.

 

 

Poster e indipendenza

Lo scoppio della Grande guerra scatenò tra i polacchi sparsi in tutto il mondo la speranza della restaurazione di una patria indipendente, e la comunità polacca americana fu attivamente coinvolta nel movimento di indipendenza. Offrì subito sostegno alla campagna bellica organizzando raccolte di vario genere. Gli attivisti polacchi portarono avanti azioni politiche per la riconquista dell’indipendenza della Polonia. La possibilità di una più ampia attivazione degli ambienti polacchi non si presentò tuttavia fino al 1917. Ciò fu dovuto allo scoppio della rivoluzione in Russia e all’entrata in guerra degli Stati Uniti, ma i sentimenti patriottici furono accesi dal decreto di Raymond Poincaré del 4 giugno 1917 sulla creazione dell’esercito polacco in Francia. Il 6 ottobre 1917, il governo degli Stati Uniti diede il suo consenso al reclutamento. Nello stesso mese, le comunità polacche americana e canadese cominciarono a organizzare centri di reclutamento volontari per l’esercito polacco in Francia.

Nel mentre ebbe luogo un’enorme campagna di propaganda. Il già citato Tadeusz Wroński teneva concerti con la sua banda popolare negli ambienti polacchi, dove pubblicizzava la campagna di reclutamento. Anche Władysław Teodor Benda esortava a unirsi all’esercito polacco in Francia attraverso i suoi poster. Ci sono due manifesti relativi alla campagna di reclutamento nella Camera della Memoria dell’Associazione dei Veterani dell’Esercito Polacco. Sono particolarmente esemplificativi del lavoro di Benda. Emanano realismo e grande attenzione per i dettagli. Nel progettarli, l’autore si rifaceva al simbolismo patriottico polacco e americano, comprensibile anche per gli americani. Dopo la fine del conflitto, Benda venne insignito dell’ordine Polonia Restituta per la sua attività nell’American Polish Relief Committee di Marcelina Sembrich-Kochańska e Ignacy Paderewski.

 

 

Continuò ad occuparsi di arte. Negli Stati Uniti divenne un’autorità in materia di bellezza ed estetica. Fu grazie ai ritratti di donne che dipinse che iniziò la sua carriera come giurato nei concorsi di Miss America e Miss Polonia. Negli anni ’30 e ’40, Władysław Teodor Benda proseguì l’attività accademica. Viaggiava per il paese tenendo conferenze e laboratori sui suoi metodi di pittura e di fabbricazione di maschere. Anche durante la Seconda guerra mondiale sostenne la causa polacca con le sue opere. Ecco uno dei manifesti esposti a una mostra organizzata in occasione del 60° anniversario dell’insurrezione di Varsavia all’Istituto Polacco di Berlino nel 2004.

Come quando ha creato i manifesti per la campagna di reclutamento, Władysław Benda ha fatto riferimento al messaggio simbolico. Questa volta, però, si servì del simbolismo religioso. Sulla spada fascista, simbolo della croce e della sofferenza, ha rappresentato al posto di Cristo una donna – la Polonia, a simboleggiare la sofferenza di un Paese occupato dai tedeschi.

Władysław Benda continuò la sua attività artistica fino alla fine della vita. Morì per un attacco di cuore il 30 giugno 1948, prima di iniziare una lezione alla Newark Public School of Fine and Industrial Art nel New Jersey.

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