Tutto ciò che ti appartiene: la Bulgaria queer raccontata da Garth Greenwell

Vincitore del British Book Award for Best Debut of the Year, finalista di altri sei premi tra cui il PEN/Faulkner Award, definito “il primo grande romanzo del 2016” dal Publishers Weekly, accolto con entusiasmo dalle maggiori testate anglofone quali New York Times, The Guardian e The Washington Post, Tutto ciò che ti appartiene (titolo originale What belongs to you) è la prima opera di Garth Greenwell. Nato nel 1978 a Louisville, nel Kentucky, Greenwell ha una laurea in letteratura angloamericana presso l’università di Harvard. Dal 2009 al 2013 insegna inglese all’American College di Sofia, la più antica istituzione statunitense all’estero, fondata nel 1860. Da questo periodo Greenwell attinge a piene mani per la stesura del racconto lungo Mitko, vincitore del Miami University Press Novella Contest nel 2010 e pubblicato dalla Miami University Press l’anno seguente. La versione rivista di questo testo è parte integrante nonché punto di partenza del volume, uscito negli Stati Uniti a inizio 2016.


Diviso in tre sezioni collegate e indipendenti al tempo stesso, Tutto ciò che ti appartiene è ambientato quasi interamente in Bulgaria, a Sofia. La trama è incentrata sull’incontro-scontro tra un giovane professore statunitense dichiaratamente omosessuale che lavora all’American College e Mitko – diminutivo di Dimităr – un ragazzo originario di Varna che vive di espedienti e prostituzione per le strade della capitale. Già dalle primissime pagine si intuisce il potenziale distruttivo che quest’ultimo effettivamente avrà sul protagonista, il quale pur essendo cosciente della natura mercenaria della relazione non riesce a non cedere alle improbabili e continue richieste di denaro, cibo e ospitalità.


Che il mio primo incontro con Mitko B. si concludesse con un tradimento, benché minore, avrebbe dovuto all’epoca mettermi in maggior allarme, cosa che a sua volta avrebbe dovuto attenuare il mio desiderio di lui, se non spazzarlo via del tutto. Ma il senso di allarme, in luoghi come i bagni del Palazzo Nazionale della Cultura, dove ci conoscemmo, sembra un elemento coestensivo all’aria, onnipresente e inevitabile, tanto da diventare parte di coloro che lo abitano, e quindi parte essenziale del desiderio che lì ci attira.


Quello di Mitko è l’unico nome proprio che appare per esteso in tutto il romanzo; nonostante la focalizzazione sia sempre interna, in prima persona, il docente non viene mai identificato né descritto. Il solo elemento che caratterizza e individua l’io narrante è la costante e minuziosa descrizione delle proprie sensazioni e stati d’animo nel ripercorrere in analessi il turbolento rapporto col giovane bulgaro. Eppure, Tutto ciò che ti appartiene non trae ispirazione da vicende realmente accadute all’autore: lo stesso Greenwell afferma che l’opera è autobiografica “solo in quanto resoconto del modo in cui penso e di ciò che mi ossessiona”. Per lo scrittore la letteratura deve farsi “testimone di una coscienza e una sensibilità”, ed è un’opportunità “di vivere più intensamente, di vivere due vite”.


C’era in me una tenerezza con cui Mitko riusciva a entrare in contatto come nessun altro, e detestavo il fatto che, sebbene a volte potesse essere violento, fosse in definitiva tanto inerme in un mondo che di lui si curava poco.


Altro tema portante è infatti il rapporto tra società, individuo e omosessualità all’interno del Paese balcanico e negli Stati Uniti meridionali. La forte emarginazione che tuttora aleggia attorno alla comunità LGBT bulgara, inclusa quella che popola la capitale, ha molto in comune con quella che il narratore subisce da adolescente nella cittadina statunitense di cui è originario. Nella seconda parte del libro, con tutta probabilità quella più intima, l’autore ripercorre con dolore la scoperta del proprio orientamento sessuale, che provoca immediato disprezzo in famiglia, incrinando irrimediabilmente il rapporto con il padre. Nonostante ciò il futuro professore non cerca mai di nascondersi, nemmeno sul posto di lavoro, e solo quando Mitko lo ricatta minacciandolo di rivelare pubblicamente quello che crede essere un segreto il protagonista realizza appieno il doppio stigma che affligge il ragazzo: essere senzatetto e “pederasta”. Questo parallelo contrastante è il motore che porta i due personaggi ad avvicinarsi e allontanarsi l’uno dall’altro, in un incessante circolo vizioso.


So che mi ami – dice al suo amante – ma non ti posso amare, mi dispiace, sei mio amico – disse priyatel, quella parola che poteva significare tanto e così poco – tu sei mio amico ma poveche ne moga, non posso fare di più.


Le ambizioni del romanzo vanno però oltre gli episodi oggetto del racconto. L’opera diventa anche una preziosa occasione per fare luce sulla situazione estremamente precaria in cui da troppo tempo è costretta la comunità LGBT del paese. Ben consapevole inoltre delle lacune, della ristrettezza e della segregazione in cui versa la cultura queer bulgara, nonché della mole di stravaganti pregiudizi e stereotipi sugli omosessuali che circolano anche e soprattutto tra i banchi di scuola, Greenwell punta a offrire nuovo materiale che possa sopperire alla “mancanza di rappresentazioni realistiche dei gay”. Il prosatore americano si unisce così alla faticosa causa intrapresa quasi dieci anni prima dal poeta Nikolaj Atanasov, elevandola a un livello più internazionale.


La traduzione bulgara di Tutto ciò che ti appartiene (Kakvoto ti prinadleži) appare in Bulgaria nel 2016 per la stessa casa editrice che ha accolto e pubblicato i versi di Atanasov, Black Flamingo. Tuttavia lo stigma è talmente radicato che l’eco del libro nella nazione rimane minima, in un circolo vizioso ancora duro a morire. Soltanto lo scorso 30 ottobre la sede dell’associazione LGBTI bulgara Rainbow hub è stata barbaramente vandalizzata da un attacco guidato dal leader di uno dei partiti ultranazionalisti che animano la scena politica del paese. La reazione al vergognoso atto è stata immediata, la condanna però non del tutto unanime.


Amare non è solo guardare una persona, penso adesso, ma anche guardare con lei, affrontare ciò che affronta, e a volte mi chiedo se esista qualcuno accanto al quale potrei guardare ciò che con Mitko non avrei guardato, forse con mia madre, oppure R.; è un dubbio terribile da avere su se stessi, ma io ce l’ho.


Greenwell offre al lettore pagine dense in cui narrazione, descrizione e dialogo sono intessuti tra loro in maniera inscindibile; una prosa fitta dominata da discorso indiretto libero e periodi lunghi e articolati. Non manca inoltre una folta rappresentanza di vocaboli bulgari in lingua originale, traslitterati e subito accompagnati dalla traduzione. La penna dello scrittore statunitense è dettagliata e asciutta, lieve e spietata al tempo stesso. La meticolosa cura della forma non risparmia alcun tormento al pubblico, sballottato tra i tormenti che animano il narratore fino all’ultimo rigo.


Tutto ciò che ti appartiene è un romanzo toccante e durissimo che riesce a dipingere in maniera impeccabile una delle realtà più dolenti della Bulgaria odierna. Una raffigurazione a tutto tondo da un punto di vista equidistante e privilegiato, che pur essendo fortemente introspettiva non scivola in alcun modo nella confessione in senso stretto. L’alter ego di Greenwell non è mai in cerca della compassione del lettore; il suo resoconto fittizio è un monito circa le conseguenze del desiderio e della passione, pervaso di malinconia e disillusione, un’opera di formazione e denuncia.


Rimasi lì per un po’, a fissare l’angolo oltre il quale era svanito. Poi rientrai in casa, e mettendomi a sedere dove un attimo prima lo avevo avuto accanto, mi presi la faccia tra le mani.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *