Ritorno al Giardino dell’Eden: una trilogia sovietica postuma

L’uomo non può fare a meno di sognare in grande, è insito nella propria natura che egli non smetta mai di desiderare di avere più di quello è già in suo possesso. Dalle origini dell’umanità fino ai giorni nostri, l’uomo non ha mai interrotto la sua ricerca di un futuro migliore. Anzi, potremmo affermare oltre… Continua a leggere Ritorno al Giardino dell’Eden: una trilogia sovietica postuma

Király Tamás ed El Kazovsky tra performance art e moda

Roland Barthes, saggista e semiologo francese, asserisce che la moda può essere letta tramite uno dei concetti cardine della teoria linguistica Saussuriana: langue e parole. L’abbigliamento sarebbe la langue, un insieme di codici dotato di una loro grammatica e sintassi, che però sono insidiati da sfumature individuali, i cosiddetti atti di parole. In altre parole,… Continua a leggere Király Tamás ed El Kazovsky tra performance art e moda

Marina Cvetaeva: l’amore nudo

“Amore! Amore! Nei tormenti e nella tomba Mi fai viva – turbata – sconvolta – palpitante”   L’eterno contrasto tra vita e morte, eros e thanatos, byt e bytie, la vita quotidiana e l’esistenza nella sua forma sublime di spirito e arte, si condensa in un’unica figura, quella di Marina Cvetaeva, poetessa della prima metà… Continua a leggere Marina Cvetaeva: l’amore nudo

Io, Olga Hepnarová. Psicologia di un’emarginazione (in)volontaria

La primavera di Praga, i “sessantottini” e la cruda realtà socialista. Questo è il background storico-culturale che accompagna la vicenda di Olga Hepnarová, giovane protagonista dell’analisi di oggi, ma allo stesso tempo è uno sfondo di cui la stessa protagonista si cura ben poco, a cui è estranea. Nell’allora Cecoslovacchia (ci troviamo nel bel mezzo… Continua a leggere Io, Olga Hepnarová. Psicologia di un’emarginazione (in)volontaria

Il tataro volante: Nureev e il potere salvifico della danza

Dovevo essere molto piccola, perché ho ricordi estremamente fumosi di quei frammenti di diapositive. Ricordo molto bene però come in quel momento lo stomaco si torcesse in una pulsazione mentre la mente iniziava a evaporare, smettendo di sentire i suoi stessi pensieri. Ricordo mia madre che mi esortava a guardare il ballerino russo schizzare da… Continua a leggere Il tataro volante: Nureev e il potere salvifico della danza

Fascino fascista: Susan Sontag contro Leni Riefenstahl

Come si riconosce un fascista? Come ci si rapporta ai residui postumi del fascismo – o meglio, del nazismo, che tornano strisciando nell’opinione comune, riconfezionati sotto la guisa del pop, del camp, del glamour? Perché una simile persistenza nell’immaginario collettivo, e perché i benpensanti di tutte le fazioni politiche sembrano così inclini a perdonarne le… Continua a leggere Fascino fascista: Susan Sontag contro Leni Riefenstahl

Vladislav Mamyšev-Monroe: l’arte del drag ai tempi di Putin

La transizione dal sovietico al post-sovietico è innanzitutto una questione di identità. Se in mezzo al tumulto del comunismo e del capitalismo le altre nazioni hanno potuto volgere indietro lo sguardo e ricercare la propria essenza ultima nel folclore e nella collettività perduta, la Russia dovette ricostruirsi ex novo. L’avvento di una nuova cultura del… Continua a leggere Vladislav Mamyšev-Monroe: l’arte del drag ai tempi di Putin

Amal’rik e il caso Rasputin: alla ricerca dell’oggettività. Gli ultimi anni dell’Impero russo

There lived a certain man, in Russia long ago… Così si apre una delle canzoni più celebri della disco anni ’80, che riassume perfettamente l’idea di Rasputin che permase nell’immaginario collettivo a partire dalla sua morte. Il suo nome è seguito da grande fama quanto da opinioni molto contrastanti. Durante l’ultimo secolo è stato spesso… Continua a leggere Amal’rik e il caso Rasputin: alla ricerca dell’oggettività. Gli ultimi anni dell’Impero russo

WR: da Belgrado a New York tra orgasmo e rivoluzione

Buio. Inizia tutto nel respiro cosmico del blu oltremare. Silenzio, poi un battito del cuore, poi una pulsazione stabile che si fa via via più forte nei titoli di testa. Leggiamo di Wilhelm Reich, di paura della libertà, paura della verità e dell’amore, ma leggiamo anche e soprattutto tre parole: gioia di vivere. A oltre… Continua a leggere WR: da Belgrado a New York tra orgasmo e rivoluzione

Il NFI e A Tanú (Bacsó Péter, 1969)

Oggi ho cercato così, per sfizio personale, Best Hungarian Movies su Google. E mi sono reso conto, oltre che della notevole portata del mio tedio esistenziale, che “A Tanú”, tradotto come Il Testimone, figura in pressoché ogni lista che io abbia controllato. In realtà esiste un ulteriore motivo per cui sto scrivendo due righe a… Continua a leggere Il NFI e A Tanú (Bacsó Péter, 1969)

Il paese dove non si muore mai: echi dall’Albania, un mondo immortale

In queste righe si trovano le mie personali impressioni sulla lettura del libro di Ornela Vorpsi Il paese dove non si muore mai. Ho scelto un tono più personale, questa volta, perché mi è impossibile raccontare con assoluto distacco la storia di un mondo che sento, in parte, anche mio. Non è solo questo. Il… Continua a leggere Il paese dove non si muore mai: echi dall’Albania, un mondo immortale