Nella letteratura ceca è raro trovare autori che sappiano coniugare così abilmente il personale e il collettivo come Bianca Bellová. Il suo “senti/mentální román”, tradotto in italiano da Laura Angeloni e pubblicato da Miraggi Edizioni, suona come un manifesto precoce. Sebbene si tratti di un’opera prima, è già visibile l’intonazione caratteristica di Bellová: concisa ma ricca, piena di metafore e di transizioni appena percettibili.
Recensire questo romanzo è come cercare di trattenere l’acqua con le mani. Scivola via, ma lascia una traccia sulla pelle.
Struttura e voci
Il romanzo è costruito sul dialogo tra due personaggi, Nina ed Eda. Le loro voci si alternano come luce e ombra, mentre l’asse invisibile di questa conversazione è Eliska, presente anche dopo la sua morte. Nel finale, i suoi diari diventano la porta attraverso la quale il lettore entra nella sua coscienza, ma anche lì l’immagine rimane sfuggente.
Questo espediente crea un effetto polifonico: il lettore è costretto a confrontare due punti di vista, a metterli a confronto e a cercare un significato comune. Bellova interrompe intenzionalmente i percorsi abituali per costringere a vedere la vita nella sua forma caotica e non lineare.
Nostalgia e infanzia
A differenza di “Il lago”, dove la maturità soppianta le illusioni, qui i personaggi tornano all’infanzia, cercando di trovare risposte a domande da adulti. L’idillio si rivela un inganno: nelle famiglie regnano il silenzio, l’inespresso e i traumi.
- Eda vive con il ricordo del padre, che ha distrutto la sua percezione dell’intimità.
- Nina si confronta costantemente con la sorella, sentendo dolorosamente la propria “inferiorità”.
- Eliska è il centro, ma la sua vita viene tragicamente interrotta, lasciando intorno a sé un vuoto e tracce su tele, colori e parole.
Questo elenco di problemi non si chiude con un punto: si trasforma in una spirale in cui ogni figura viene risucchiata.
Oggetti e presenza
Bellova mostra magistralmente come gli oggetti materiali diventino simboli della memoria. La stanza, piena di quadri e uova di Pasqua, si trasforma nel mausoleo di Yelishka. Anche una tazza, rotta “come per caso”, si rivela parte di un rituale. Per Eda la situazione è ancora più dolorosa: il ricordo del corpo ritrovato, il trauma che lo lega per sempre alla donna morta, e questo fardello rendono impossibile l’amore.
I diari occupano un posto speciale. Sono l’unico modo che Yelishka ha per “parlare”. Per Nina sono la chiave tanto attesa, per Eda sono una minaccia che vuole distruggere. Qui Bellova mostra che la comunicazione non è possibile in senso stretto, ma passa sempre attraverso un intermediario: attraverso il testo, attraverso un oggetto, attraverso la memoria.
Bellova scrive in modo semplice, ma ogni parola riecheggia. Le sue metafore ricordano le incisioni: linee nere che solcano lo spazio bianco. La frase iniziale «Il cielo si oscura come una vasca piena d’inchiostro» dà il tono all’intero libro: denso, viscoso, mozzafiato.
Il romanzo sentimentale è la storia di come le persone cercano l’equilibrio e non lo trovano. C’è la nostalgia dell’infanzia, il peso dei legami familiari e il tentativo eterno, sempre vano, di spiegare l’altro.
Bellová non fornisce risposte pronte, ma il suo libro diventa uno specchio per il lettore: nelle voci di Nina, Eda ed Eliska si sente la propria insicurezza, il desiderio di conservare e la paura di perdere.
Conclusione
«Senti/mentální román» è un’esperienza di sopravvivenza all’interno della memoria e della voce, all’interno del silenzio e delle sue fratture. Bellova ha creato un romanzo in cui non c’è una linea retta, ma un motivo simile al vetro incrinato: i riflessi si moltiplicano e solo il lettore decide quale di essi è reale.